Non è un cortometraggio ma la Battaglia di Alamo: storie di uomini comuni pieni di vizi diventati eroi

Scacco e poi Matto!

Non è un cortometraggio ma la Battaglia di Alamo: storie di uomini comuni pieni di vizi diventati eroi

Ottobre 23, 2020 western 0

Ma quanto dura questo film che non possiamo definire western puro esattamente come avveniva con il “giù la testa di Leone”? Sembra portarsi dietro dimensioni epiche in stile “Via col vento”, senza contare l’intensità drammatica che eredita dal film citato. Buona la caratterizzazione dei personaggi con opposizione caratteriale dei loro leader che alla fine troveranno gioco di squadra. Per la cronaca questo film che nella versione integrale supera le tre ore non rientra per poco nella classifica dei più letargosi (neologismo?!) che al momento vede come guiness dei primati:

  • 10 – “Les Misérables” del 1934 di Raymond Bernard (durata 305 minuti – 5 ore e 5 minuti)
  • 09 – “Fanny e Alexander” del 1982 di Ingmar Bergman (durata 312 minuti – 5 ore e 12 minuti)
  • 08 – “The Deluge” del1974 di Jerzy Hoffman (durata 316 minuti – 5 ore e 16 minuti)
  • 07 – “Cleopatra” del 1963 di Joseph L. Mankiewicz (durata 320 minuti – 5 ore e 20 minuti)
  • 06 – “Novecento” del 1976 di Bernardo Bertolucci (durata 318 minuti – 5 ore e 18 minuti)
  • 05 – “Napoléon” del 1927 di Abel Gance (durata 330 minuti – 5 ore e 30 minuti)
  • 04 – “Sátántangó” del 1994 di Béla Tarr (durata 432 minuti – 7 ore e 12 minuti)
  • 03 – “Melancholia” del 2008 di Lav Diaz (durata 450 minuti – 7 ore e 30 minuti)
  • 02 – “Out 1: Noli me tangere” del 1971 di Jacques Rivette (durata 729 minuti – 12 ore e 9 minuti)
  • 01 – “The Clock” del 2010 di Christian Marclay (durata 1.440 minuti – 24 ore)

Nella battaglia di Alamo si cimenta direttamente Wayne come art director e persino produttore. Estrapoliamo da Wiki:

la battaglia di Alamo (The Alamo) è un film del 1960 prodotto, diretto e interpretato da John Wayne. È una ricostruzione romanzata della battaglia omonima del 1836 tra le forze messicane e texane durante la rivoluzione texana, con l’assedio presso la vecchia missione spagnola di El Alamo vicino a San Antonio, terminato con la presa della missione e la morte di tutti i difensori texani. È stato il quinto e più famoso film prodotto sul tema (un sesto è stato prodotto nel 2004)…da molto tempo John Wayne intendeva fare un film sulla storia dell’indipendenza del Texas e soprattutto sulla battaglia di Alamo e i suoi tre mitici difensori: Davy Crockett, Jim Bowie, William Barret Travis.

Nel film si nota la nota drammatica trasfusa dalle colonne sonore e con il senno di poi tutta questa azione che non fa altro che mitizzare le vicende porto come premio agli OScar del 1961 (il film é del 1960) il premio come miglior sonoro a Gordon Sawyer e Fred Hynes. La riproduzione storica secondo i critici lascerebbe a desiderare visto che si mostra una dicotomia buoni cattivi tra texani e messicani che di fatto meriterebbe approfondimenti su cause e concause (i messicani dipinti come aggressori?). Visto che Davy Crockett, Jim Bowie, William Barret Travis sono personaggi inventati, la sconfitta di Alamo segnò paradossalmente anche l’indipendenza tgexana al grido dell’ ultima sanguinaria battaglia di “ricordatevi di Alamo”:

la battaglia di Alamo (23 febbraio – 6 marzo 1836) fu un evento chiave della rivoluzione texana. In seguito a un assedio di 13 giorni, le truppe messicane guidate dal Presidente e Generale Antonio López de Santa Anna lanciarono l’assalto alla missione francescana di Alamo, sita vicino alla città di San Antonio de Béxar (la moderna San Antonio, in Texas, negli Stati Uniti). Le crudeltà di Santa Anna durante la battaglia ispirarono molti coloni texani e avventurieri, che da varie parti degli Stati Uniti partirono per unirsi all’armata Texana. Qualche tempo dopo, nella battaglia di San Jacinto che sancì la nascita della Repubblica del Texas, le forze di Santa Anna furono sconfitte dalle truppe texane, che usarono il grido di battaglia: “Ricordatevi di Alamo”.

E’ una storia per l’appunto che vuole celebrare la statura morale degli uomini sopra citati che persero la battaglia di Alamo, un sacrificio necessario fatto di lacrime e sangue che portò successivamente alla risoluzione della crisi. Per dare la portata della tragedia non possiamo non ricordare i numeri del 1854: 1.800 soldati da una parte vs 189 soldati dall’ altro, con 200 morti per i messicani e lo strike per i presunti buoni (189 morti). Nel film le cifre sembrano esageratamente pompate da parte messicana (più di 5000 uomini). Su un aspetto bisogna concordare: tutti gli eroi di Fort Alamo che durante il film vediamo fare cose normali come accudire famiglie, ma anche sbronzarsi e litigare e divertirsi, alla fine vengono trafitti dalla sorte e il regista sembrerebbe seguire tutte le traiettorie senza escludere nessuno per dare loro dignità e dimensione epica. Solo una donna con i propri figli trovata nascosta sotto alle macerie verrà liberata con tutto il rispetto e gli onori dell’ etica di guerra, con trombe a sostegno messicane sopra un terreno rosso vermiglio.