Lo straniero senza nome film di esordio western per Clint: come sviluppare il tema della vendetta e attivare la censura, istruzioni per l’uso

Scacco e poi Matto!

Lo straniero senza nome film di esordio western per Clint: come sviluppare il tema della vendetta e attivare la censura, istruzioni per l’uso

Ottobre 20, 2020 western 0

E’ un film del 1973 che rieccheggia di vari stili, perché ormai il genere é in declino e per rivitalizzare l’attenzione deve ancora offrire qualcosa di nuovo. Tra l’altro il tema della cittadina con la coscienza sporca (se parla uno ci rimettono tutti quanti e il dover scatenare un meccanismo in cui tutti in balia dei dilemmi morali si devono schierare contro il prossimo) compare da sempre anche nei vecchi western, si veda ad esempio la trama di “l’ora della furia” del 1968. Ci pensa Clint che all’ inizio al posto del vento sciorinare nelle cavità del deserto prpone una sorta di fantasmagorica entrata verso un paesello da cui si capisce subito, ha qualcosa da ridire da vecchia data. Si sentono i finimenti del cavallo strusciare mentre l’ennesimo piantagrane entra sotto gli sguardi di una comunità misantropa come per sincerarsi che non faccia altri guai. Si perchè tre fuorilegge stanno per uscire da galera e sono quelli che il paesello ha mandato a marcire dopo la misteriosa morte dello sceriffo avvenuta un anno prima. Nel frattempo però tre piantagrani veri fanno atti di bullismo a Clint mentre tenta di farsi il pelo dal barbiere locale, ma i tre gaglioffi assoldati per proteggere la compagnia mineraria finiscono al creatore con ricevuta di ritorno. Così appena dopo il suo arrico Clint colleziona stupro e omicidio triplo, ma nessuno osa intervenire per far valere la legge. Ci chiediamo se il divieto alla visione al popolo italiano sotto i dieciotto anni sia dovuto a queste scene efferate che in realtà secondo l’intento dell’ autore sono mosse politiche nascose a puntino. Prendiamo il tema stupro avvenuto dopo che Clint in pace viene aggredito con malaparole a più riprese così tanto da meritare una bella ripassata educativa (Clint lo chiama saggio sull’ educazione) , certamente la ragazza desiderava essere punita a dovere, sembra dire il regista. Ma il massimo dell’ audacia la si capisce dall’ intento del signor X nel fare il massimo danno a tutti gli abitanti di Lake, quasi animato da un senso di vendetta, sconfinando addirittura nel tema della proprietà privata così tanto caro nel 1600 a Tommaso Campanella. Per difendersi infatti i cittadini codardi del luogo devono ingaggiare incondizionatamente alla CR7 Clint che riuscirà a togliere ruoli sociali altisonanti e proprietà a veri avvoltoi animati da lucro perpetuo. Non c’è uno sceriffo che tutela la legge da quelle parti, un paese timorato da Dio costretto a calare le brache pur di allontanare lo spettro dell’ arrivo dei tre mascalzoni, che in realtà erano stati loro complici per la morte di un vero sceriffo, fatto mai denunciato un anno prima ma che presumibilmente avrà delle ripercussioni sotto forma di ricatto. Clint deve aver imparato molto da attore dal film che insiema Leone ha reso celebre, “per qualche dollaro in più”, dove subentrava il feedback alla Argento e dove la tensione cercava strade verso il thriller. E’ chiaro che la proprietà e l’essenza di tutto e nessuno deve toccarla, è in nome della società moderna a pozzanghere liquide che arriverà qualche anno dopo, con la subordinazione al denaro e al potere, che si acquistano e consolidano sempre più beni che vanno protetti e tutelati e difesi da qualcun altro che vuole conquistare il mondo, idee politiche molto pericolose per l’autore della città del sole fin dal lontanissimo 1600. E’ palese che alcuni non ci stanno e tentano di far fuori il misterioso straniero senza nome. Clint dirige tutto scatenando invidie e rancori. La pistola viene tolta insieme alla stella allo sceriffo, il sindaco rimane senza ruol sociale svestito da ogni autorità, il barista deve dividere il suo alcol con tutti e il proprietario dell’ hotel non può più fare business perché il suo albergo è in condivisione quando si crea un gioco di squadra finalizzato a liberarsi delle tre imminenti minacce prossime in arrivo. Politicamente un film scomodo dallo spirito anarchico e destabilizzante nei confronti delle istituzioni: lo stupro iniziale è solo uno specchietto per le allodole. Finale thriller con una frase che gli italiani traducono con “sono il fratello dello sceriffo”, mentre alle sue spalle la città è in fiamme con tutti i criminali che l’hanno abitata e la mascotte locale che finalmente scolpisce il nome di chi era senza giustizia, lo sceriffo morto un anno prima ripetutamente mostrato nel feedback. Ma di fatto la frase inglese suona solo con “tu sai che sono”, lasciando presupporre secondo alcune interpretazioni che in realtà Clint è l’anima infernale dello sceriffo ritornato in vita per vendicarsi. Film molto interessante per la presenza e la ricchezza delle cose non dette, voto per questo High Plains Drifter nella versione originale e con un sopportabile 100 minuti abbondante alto: 7,5! Bello anche il tema circolare del finale che è uguale all’ inizio nel suo ectoplasmico dissolversi dopo aver vendicato i colpi di frusta dei balordi impuniti.