Il western asintomatico di Scott Cooper, Hostiles – Ostili del 2017, 127 minuti di drammi interiori che mettono in risalto l’insostenibile condizione umana

Scacco e poi Matto!

Il western asintomatico di Scott Cooper, Hostiles – Ostili del 2017, 127 minuti di drammi interiori che mettono in risalto l’insostenibile condizione umana

Ottobre 12, 2020 western 0

Siamo nel 1892 e all’ introspettivo capitano Joseph Joe Blocker animato da un profondo senso di ostilità verso i nativi, un ispirato Christian Bale, viene assegnato a fine carriera un incarico fastidioso: scortare un morente capo Cheyenne, Falco Giallo e la sua famiglia, fino a una riserva naturale per ordini superiori improcrastinabili. Ma il viaggio è pieno di insidie e il drappello di uomini subisce brutte avventure, dal recupero di una povera sventurata sopravvissuta alla sterminio della sua famiglia per opera di efferati Comanche ad attacchi che provocano nel drappello delle perdite. Malgrado queste disavventure la spedizione arriva a Fort Winslow in Colorado per lasciare il ferito e continuare il viaggio verso la riserva, ma nel frattempo Blocker deve sobbarcarsi il peso di altre due grane che allietano le sue difficili giornate, portarsi dietro la donna mutilata da ferite che non si vedono e trasportare un fuorilegge sua vecchia conoscenza fino alla corte marziale in un luogo lì vicino. Durante questi nuovi tragitti incontriamo commercianti di pelle che rapiscono le donne della comitiva costringendo piacevolmente Blocker a diventare amico suo malgrado di Falco Giallo che tanti anni prima per difendere la sua causa aveva ucciso molti dei suoi compagni ufficiali. I due collaborano per formare una squadra che riporterà le donne rapite al loro accappamento ma nel frattempo non c’è pace per la spedizione perché un giovane ufficiale fresco fresco di accademia e profondamente turbato per aver ucciso un indiano durante la prima fase della missione, decide in una notte di pioggia di liberare le catene allo psicopatico che lo tengono ancorato a un albero: segue una collutazione, uno sparo e il giovane misericordioso della finta sofferenza altrui raggiunge il creatore con molto anticipo, mentre nel frattempo Blocker riesce a ferire il suo ex compagno di sterminio nei campi indiani durante la fuga. Siamo di fronte a un western atipico, lento, travagliato, tutto interiore dove la domanda che rieccheggia é perché DIO si é dimenticato dei suoi figli laggiù sulla terra. Metz uno dei sottoposti di Blocker, un veterano che soffre di disturbi post traumatici da stress, nel frattempo viene scoperto suicida il giorno dopo ma dopo che Wills il mostro é caduto vittima della sua pistola. Non c’è pace, si fa fatica ad andare avanti e non si capisce il senso di tutto: ci si uccide forse perché non si sente più nulla dopo aver mutilato decine di persone come per riflesso condizionato? Ci si uccide perché non si respira più un senso di umanità da se stessi e si ha come la sensazione di essere diventati peggio dei cattivi a cui davi la caccia? O perchè hai capito che l’idealismo che ti scorreva nelle giovani vene era solo un modo illusorio di ingannarsi, l’incapacità di vedere la realtà in tutta la sua ampiezza? Unica nota positiva la storia di amore che nasce dietro le righe da tutto questo travagliato processo mentale, che non é esclusiva di un singolo, ma di un intero periodo storico per l’appunto senza Dio. Che lo schifo regni sovrano fino alla fine dunque. Ma quando ormai si presagisce un finale cupo a causa di atmosfere plumbee e macchinose in cui comunque alcuni crepacci sembrerebbero ricucirsi (il conflitto iniziale tra Blocker e la famiglia indiana per esempio) la dea bendata nelle sparatorie che seguiranno decideranno di lasciare in vita solo tre persone, guarda caso il numero perfetto per una ideale famiglia che deve difendersi e combattere contro un mondo mondo dinamico che (fortunatamente?) sta cambiando. Finale quindi in cui compare un lieve accenno alla speranza con la disgraziata sopravissuta nei boschi -una bellissima Rosamund Pike- e Blocker che forse trovano una sorta di pace temporanea dopo mille turbolenze dell’ anima e il piccolo nipote di Falco Giallo che staziona in un porto sicuro per sopravvivere in un mondo di affetti in via di estinzione dove puoi trovare calore solo nelle pistole che sparano. Il film sembra dire “andiamo avanti malgrado tutto” anche se il costruire attimi successivi sulla linea temporale e sfogliare pagine nuove di fatto assomiglia a un trascinarsi senza la volontà di vivere. Niente gag esileranti, niente batture roboanti come nei western tradizionali ma solo una disturbante lentezza di sottofondo accompagnata dalla polvere ventosa del deserto impregnata di cattiveria umana, come recita la frase finale detta a Blocker da parte del proprietario terriero locale che non riconosce i nativi ospiti nella sua presunta residenza: dovete andarvene questa è la mia terra, non me ne frega nulla dei vostri permessi presidenziali! Incomprensioni e incomunicabilità che generano morti veri, dove non si ride ma si soffre, sopportabili solo se si ha qualcosa in cui credere o qualcuno da amare. DRAMMATICO, da paranoia totale, mette in risalto la fragile e insostenibile condizione umana, quindi volto altissimo: sette più!