Il massacro di Fort Apache di John Ford: un cast ragguardevole per raccontare come un ego sminuito ai vertici del comando porti a irrimediabili disastri. Il capo degli Apache Cochise ringrazia!

Scacco e poi Matto!

Il massacro di Fort Apache di John Ford: un cast ragguardevole per raccontare come un ego sminuito ai vertici del comando porti a irrimediabili disastri. Il capo degli Apache Cochise ringrazia!

Ottobre 6, 2020 western 0

Nomi di tutto prestigio anche tra i doppiatori per questo film cult visto che nelle vesti del sergente messicano Pedro Armendariz presta la voce il grande ma sconosciuto Alberto Sordi, la cui fama nel 1948 non era ancora decollata. Non c’è gloria per un ufficiale retrocesso che non può conquistare la sua fama vincendo in battaglia e così quando il generale Thursday finisce per presidiare Fort Apache passivamente dedito a un compito marginale e secondario senza echi e risonanza per il suo nome nell’ elite delle gerarchie militari, giura a se stesso che farà di tutto per creare problemi a sua insaputa a se e agli altri, riuscendoci in pieno perché gli Apache sono gente cattiva quando li fai arrabbiare sul serio e vengono provocati. E ci voleva proprio un inetto generale a caccia di titoloni sui giornali per scatenare la furia degli indiani che sollecitati abbastanza non si faranno scrupolo di ricambiare con gli interessi. Nomi altisonanti per questa elite di ufficiali che ballano e cantano a inizio film per regalare emozioni e atmosfere accomodanti a giovani innamorati: abbiamo anche una coppia di sposini reali nel film capitanata dalla Shirley Temple che fa coppia con John Agar. Henry Fonda e Wayne sono catalizzatori importanti per dare alla pellicola e consacrare il regista a un successo mondiale da 127 minuti, l’ennesimo lungometraggio del western dei primordi che incolla e sfianca, imprigiona e cattura. Mozzafiato le scene impolverate degli inseguimenti da formula uno con i cavalli che tramortiscono lo spettatore di spari e tensione, con il povero ufficiale Wayne costretto a rattoppare e ad assecondare i desideri del suo folle comandante che fa di tutto per allontanare il buon senso dalle strategie difensive che dovrebbero tutelare i suoi uomini e la sua roccaforte. Perché Cochise ha rotto il trattato uscendo dal confine che si era impegnato a rispettare per tutelare gli equilibri con la controparte? E’ l’uomo bianco ad aver provocato gli Apache, con i suoi vizi, il suo alcol, la sua intenzione corroborante e lasciva finalizzata a far regredire le tribù indiane con il progresso portato dai prodotti negli empori, ma c’è qualcuno che non è daccordo: Cochise! Riuscira Thursday a domare il leggendario capo indiano? E lo farà con una carabina sulle spalle o con un azione diplomatica basata sulla fiducia tra persone che si rispettano e si stimano?! (Wayne si offre volontario e mediatore). Ma c’è un problema: è da troppo tempo che Cochise si dimostra astuto nell’ aggirare ogni tentativo dei reggimenti lanciati contro le sue postazioni per catturarlo! E Thuersday ci vede dentro una opportunità di riscatto, lui retrocesso a presidiare aree secondarie ecco presagire l’idea di battere un avversario inafferabile per riprendersi le luci della ribalta e riportare il mostro cattivo dentro i suo confini, ma l’illusione provocherà un massacro. Voto sette perché questa volta persino l’ironia tipica del genere lascia spazio solo a lunghe scie di sangue.