Il grande Jake, 1971, regia di George Sherman, 105 minuti di GUNFIRE: quando il cattivo non può farla franca anche se si moltiplica per nove!

Scacco e poi Matto!

Il grande Jake, 1971, regia di George Sherman, 105 minuti di GUNFIRE: quando il cattivo non può farla franca anche se si moltiplica per nove!

Ottobre 3, 2020 western 0

John Wayne é il western per antonomasia con i suoi modi grezzi ed efficati per fare time management in tempi in cui le azioni immediate contavano molto per salvarsi la vita. Non è solo una questione di pistole da estrarre celermente per anticipare l’avversario o di figli sparsi per il mondo (il Texas al confine con il Messico). Perché di figli Jake McCandles ne ha sparsi diversi in giro tanto che uno di questi piccoli parenti della sua dinastia un bel giorno scompare con tanto di richiesta di riscatto a cui Wayne-Jake non può esimersi da tamponare come nonno premuroso e affettuoso. Ma la questione è perdente in partenza, anche se siamo nel 1909, quindi ormai a epopea west evaporata e con grandi industriali ricconi e padroni delle nevralgiche ferrovie che portano soldoni e i mezzi tecnologici per stupire gli avvewrsari non mancano come per esempio le pistole con caricamento automatico stile Glock moderne (che vedranno la luce solo nel 1911, quindi dopo i tempi cronologici del film con gli sceneggiatori che risolvono il problema inserendo un figlio che lavora nell’ uffici brevetti di una armeria e quindi con pistole da testare in anticipo in piena sperimentazione). Poi ci sono le auto e le moto e il cinema ormai tutto corre tecnologicamente e costituisce un fatto consolidato anche se nel selvaggio west texano non ci sono concessionari dove andare ad acquistare vetture ma solo delinquenti efferati che uccidono senza chiedere il permesso. Una squadra feroce composta da nove assassini che hanno pianificato il rapimento del piccolo McCandles e che chiedono soldi soldi soldi. L’incipit del film del resto è glorioso, il contabile, l’intellettuale del gruppo, prima di ammazzare un cordiale impiegato in casa McCandles afferma: non è giusto che tanti devono avere molti soldi e tenerseli senza ridistribuire la ricchezza in parti uguali e da qui tutta la corsa e il tracollo della trama che vedrà Jake prima fare pace con i suoi figli tra mille discordie e scazzottate ironiche come vuole il genere poi il costituirsi di una squadra di quattro incazzati che al posto di una cassa piena di dollari hanno inserito ritagli di giornale, perché con i delinquenti che ammazzano non si può trattare, ma si può solo ucciderli. Tra mille colpi di scena e geniali strategie di azione i 4 riusciranno nell’ impresa di far fuori i bruti salvando il loro futuro dinastico e il tormentone del film esplicato dalle frasi critiche dette a Jake dette in momenti solenni come la morte dell’ ultimo teppista trafitto da un colpo di arma da fuoco (ma io pensavo che Jake McCandles fosse morto) servono a creare quel clima di festa e gogliardia ludica tipica delle atmosfere western dove stemperare la morte ripetuta come idea viene coercitivamente fatta accettare anche al telespettatore più bigotto. Si ride spesso e si piange poco in questo film di George Sherman da 105 minuti del 1971. Film divertente e luminoso, voto sei e mezzo. Pregi: la durata dei film wester dopo gli anni cinquanta tende a sintetizzarsi in tempi accettabili di visione e attenzione. Difetto: a tratti scene veloci e sbrigative, irruente e lapidarie, compreso il finale dove la parola FINE compare a cancellare repentina dalla lavagna un’ epica sparatoria senza smancerie di sorta.