Giù la testa di Sergio Leone: un western premiato con il David di Donatello (1972) che non é un western e neanche un cortometraggio!

Scacco e poi Matto!

Giù la testa di Sergio Leone: un western premiato con il David di Donatello (1972) che non é un western e neanche un cortometraggio!

Settembre 28, 2020 western 0

Ipotizziamo che io voglia diventare il numero uno americano e che sia in lizza nelle liste elettorali per diventare presidente combattendo con entità farlocche che iniziano per T. Come dovrei vendere il cult movie “giù la testa” di Sergio Leone del 1971, riferimento internet https://it.wikipedia.org/wiki/Gi%C3%B9_la_testa ? Immaginiamo un discorso pubblico fatto in TV a migliaia di potenziali votanti che devono essere influenzati e che si sentono sparare delle bufale dal sottoscritto senza rendersene conto del tipo: “questo film è al top nel genere western amici miei che mi sceglierete come presidente anche perché potremmo definirlo un cortometraggio e si digerisce velocemente senza traumi! Poi il regista ha avuto l’accortezza di nascondere il lato drammatico dell’ esistenza per creare una trama easy farcita di leggerezza e battute esileranti! Guardate questo film amici e gioite perché IO privo di ego e interessato al vostro destino per migliorare miserevoli esistenze vi dico, chiunque abbia familiarità con i temi espressi dal film deve per forza capire che non avete alternativa al voto: sono solo IO che posso assicurarvi un destino radioso e sereno!” Il modo con cui ho sciorinato tutte queste menate è stato talmente convincente che i miei potenziali elettori hanno sposato la mia mimica comunicativa per assegnare alla loro memoria individuale una recensione positiva! Ecco uno che dice la verità e che non racconta frottole, finalmente, votiamolo. Ma torniamo a bomba. Vediamo perchè il mio messaggio comunicativo non funziona perchè c’è solo un PUNTO DI PARTENZA IN QUESTA DISCUSSIONE che è totalmente solido e cioè che il film di Sergio Leone che fa parte della trilogia americana come secondo episodio, è davvero un film da urlo che merita un voto significativo anche senza sapere che ha vinto il David di Donatello nel 1972. Per dire la mia sulla pellicola preferisco usare i video extra delle figlie di Sergio Leone che nel CD a corredo dicono delle cose ILLUMINANTI che vanno oltre dal metti la cera e togli la cera. Scavando e indagando si scoprono punti di vista interessanti: “mio padre era uno spilorcio però a volte sapeva essere anche molto generoso”; “mio padre era molto autoritario ma la maggior parte delle volte si scrollava di dosso quella patina burbera per essere molto gentile e disponibile con gli altri essere umani”. In sintesi il film è per chi non avvezzo a leggere i dettagli nascosti come il sottoscritto una forma espressiva che estende nella trama il carattere del suo regista, costantemente oscillante tra poli opposti e privo di una zona grigia moderata. Infatti il film è proprio così, mostra una grande ricchezza di contenuti e salta dalle appennine alle ande tanto che lo spettatore ci rimane male quando vede prima comparire una non casuale motocicletta che attraversa le strade sterrate e pietrose del west per alzare ulteriore polvere ai poveri fuorilegge messicani che vivono di espedienti e dopo nel feedback di uno dei protagonisti, un rivoluzionario specializzato in esplosivi che ha scelto di appoggiare Pancho Villa , il regista mostra anche una Macchina. E’ così sfatiamo il mito che “Giù la testa” sia un film WESTERN, che é una castronerio molto grave a dirsi che farebbe prendere voti solo a T americano o al nostro S italiano. Perdiamo anche una decina di milioni di voti asserendo che il film sia facile e divertente e anche un cortometraggio perché il film dura più di due ore e mezza. La trama dietro a quell’ apparente facilità suggerita da battute al fulmicotone tra i due attori principali, il volgare peones messicano sfruttato dal regime dei bianchi Rod Steiger che recita con i vestiti di scena di Juan Miranda e il dinamitardo James Coburn che si esprime nella pellicola come John H. “Sean” Mallory e che si pone caratterialmente in diretta opposizione al suo antagonista che vive di espedienti senza avere una ideologia politica se non quella che sposa l’idea di rapinare una banca, pretesto che verrà usato per attirare ed educare il grezzo individuo che diposne di una banda composta dalla sua famiglia a questioni più alte. E’ un film che parla di rivoluzione e quindi anche di opportunità, di confusione ma anche di lealtà e amicizia. C’è una grande ricchezza di temi e contenuti nel film andando oltre ai soliti espedienti che hanno reso Leone famoso e cioé i silenzi assordanti e gli sguardi amplificati animati da una spasmodica lentezza. E se il film è da sette lo si deve anche perché i tormentoni musicali soprattutto in prossimità dei feedback del guerriero dell’ IRA in trasferta sono firmati ENNIO MORRICONE che insiste dall’ inizio alla fine con il tormentone sean-sean in una celebre sequenza caratteristica della trilogia. Del western il film si prende un incipit stratosferico in cui il volgare bruto disumanizzato dopo aver liberato l’intestino “en plein air”, riesce a ottenere un passaggio da una carrozza popolata da cariche altisonanti che infangheranno il poveraccio per pochi centinaia di metri prima di venire depredsati dalla famiglia dell’ astuto furfante dalla pelle messicana. Si sente a tratti il rumore del vento che diventa agghiacciante prima di vedere le inquadrature dell’ uomo bianco superiore che mangia, si ingozza, giudica, insulta e disprezza l’inaspettato passeggero non gradito e qui i primi piani diventano epici (Leone pensa in grandi nella sua vision cinematografica, non si accontenta solo di mostrare, ma vuole cicatrizzare e rendere mitico), soprattutto quelli dei denti di chi può mangiare di fronte a un poveraccio che sta in condizioni disumane agonizzanti anche se ciò non corrisponde al vero (il look perfetto per non dare nell’ occhio!). Bello anche il modo in cui due personaggi in opposizione, totalmente diversi e inconciliabili, uno che pensa solo a fare soldi rapinando le banche e l’altro animato da ideali superiori e motivazioni ideologiche che è maestro nell’ arte degli esplosivi, finiscono dopo mille battute per assomigliarsi, prendendo ognuno qualcosa dall’ altro per farlo proprio. Certo é che il messicano brutto sporco e cattivo viene tirato dentro a questioni ideologiche di cui non sospettava neanche l’esistenza. Ma anche se non sa leggere il senso della guerra tra ricchi e poveri e della rivoluzione gli è molto famigliare: perchè dovrei sposare questa roba? Io so solo che quando la parte degli sfigati vince poi diventa a sua volta classe dominante e verrà spodestata da un altra banda di sfigati. Non vale la pena sbattersi tanto. Quindi il film propone una serie di domande importanti sulle lotte intestine che solo gli esseri umani che hanno sposato il capitalismo e la necessità di stare meglio degli altri controllando le masse che possono spolpare sanno fomentare. Un film che sa di ferro e piuma, una mano quella del regista che pò esse pietra ma anche foglia, una pellicola certamente divertente ma comunque pieno di invenzioni prodigiose a indirizzo meccanico, compresi i carri armati usati dalle forze di regime per soffocare le ribellione che verranno divelte in una sfida avvincente da iniziative esplosive mirate, ma il lato tragico della sofferenza umana oltre la trama traspare comunque in rilievo e si trascina ininterrottamente con tempi salomonici. Alla fine non vince nessuno, il messicano diventa una sorta di santo combattente e un eroe ma tutta la sua famiglia viene dilaniata, il rivoluzionario in cerca di opportunità o forse animato sinceramente dal desiderio di sconfiggere i cattivi, si concede dopo aver subito delle ferite mortali un ultima sigaretta che coincide con un ultima esplosione di ricordi trionfale poer esaltare il genio di Morricone a corredo con i suoi loop intramontabile. Film decisamente calamitoso in cui lo spettatore viene afferrato per i capelli e costretto a sorbirsi tutto anche quando non prova piacere. Ma l’impianto Leone regge e l’architettura è costellata di tecniche di regia uniche ed esclusive: i silenzi prolungati dei personaggi che si scrutano melliflui sono forse più esplosivi dell’ action movie disegnato a corredo fatto di roccia che salta in aria sul serio. Voto sette meno, film da vedere se non altro per capire chi é il regista, perché tutte le vicende sono una estensione di alcuni tratti caratteriali di S Leone, personaggio unico e artista sommo che seppe sfidare l’intoccabile mercato americano di genere per batterlo!