Con Comancheros film del 1961 di Michael Curtiz e il solito Wayne imperioso, i dubbi esistenziali assillano lo spettatore anche se tutto sembra un luna park ammiccante

Scacco e poi Matto!

Con Comancheros film del 1961 di Michael Curtiz e il solito Wayne imperioso, i dubbi esistenziali assillano lo spettatore anche se tutto sembra un luna park ammiccante

Ottobre 17, 2020 western 0

Con Comancheros (regia Michael Curtiz, anno 1961) anche chi é a digiuno di western inizia a realizzare che cosa c’è che non funziona nel genere. Perchè sono tutti felici e fanno baldoria e sono scanzonati e ridono e spadroneggiano portando a spasso il bestiame e sono pieni di ritmo e di energia anche senza andare al saloon mentre tra un intermezzo e l’altro non manca mai una pistola che finisce per orizzontalizzare qualcuno? Lo stacco è troppo brusco, allora siamo di fronte a un genere quasi caricaturale e politico fatto di profonde meditazioni filosofiche sul senso da dare a temi come giustizia, ordine, regole, vendetta etc etc? Poi quando c’è Wayne questa dimensione disneyana in cui nessuno si fa male anche quando non si fa in tempo a contare i morti è profondamente più accentuata, persino nelo spaghetti western all’ italiana c’è una dimensione più plumbea e una vision meno ottimistica sul futuro che verrà. Questo se da una parte infastidisce (la mancanza di realismo, ossia la rappresentazione di un mondo a metà), dall’ altro contagia lo spettatore che di fronte a battute, avventure, gag esileranti e dimostrazioni di testosterone non può fare a meno che parteggiare alla fine per la fazione in difetto che lavora per un ideale di giustizia, anche se ideale è una parola grossa. E poi ci sono queste casette in balia di indiani incazzati contaminati dall’ uomo bianco che diventano obiettivi di attacco rendendo i proprietari locali succubi di forze che non avevano calcolato quando avevano deciso di partire per conquistare il mondo. Ranch che sembrano monumenti alla ricerca di una felicità perduta, visto che i Comanche in questo film non scherzano supportati dagli spavaldi uomini bianchi cattivi a caccia di gloria. La dicotomia è invariata, bianchi e neri, giusti e ingiusti, fuorilegge e sceriffi o ranger a sballottarsi il gagliardetto della leadership. Il film subisce un voto basso (6,5) solo perché i finali lapidari non sono di mio gradimento. Ma come dopo tutto quel lottare e soffrire, ridere epregare che si fa? Si scrive la parola fine in maniera lapidaria? Però la tempra è la solita dei film di Wayne, dove quell’ aurea di fotografia lucciante accompagnata da personalità autoritarie che sprigionano energia non mancano mai, soprattutto quando vincono le sfide del destino. La trama vede un duellante (onesto) fare la pelle a un figlio di una nota autorità locale, costringendo l’avventuriero a scappare da un paese all’ altro fino a quando per evitare la forca si vede costretto a imbarcarsi su un battello. Qui viene folgorato dall’ amore vero, che potrebbe anche essere all’ inizio tendenzioso, ma nel frattempo Wayne che di professione fa il ranger per intascare i 500 dollari lo intercetta, lo preleva e tenta di fare il bancomato con il presunto fuorilegge. Ma attraversando una terra selvaggia e ostile trafficata dai Comance il giovane Casanova riesce a fuggire conquistando la fiducia del suo carceriere grazie al più classico dei colpi di pala! Wayne allora deve ripiegare su’ un altra missione, quella di tentare di capire chi si nasconde dietro ai fucili venduti ai Comanche. Intercettata una pedina chiave tenta di affiancarla, ma durante gli screzi conflittuali per fraternizzare i due si trovano al cospetto di un regolamento di conti che vede Wayne costretto a uccidere il neo socio, obbligandolo a perdere di vista la missione. Fortunatamente ritrova il suo bancomat in quella partita a poker e ritenta di trascinarlo verso la giusta giurisdizione, quando per l’ennesima volta i due si ritrovano invischiati in un attacco Comanche in un ranch locale dove vive una buona e onesta famiglia. Durante il combattimento il giovane cattivone dall’ accento francese sembra scappare in un primo momento di nuovo, salvo salvare tutti andando a chiamare la cavalleria pesante che fa a pezzi il drappello di comancheros (ci sono degli uomi bianchi mescolati tra gli aggressori). Questo lo salva dalla pena di morte e fa di lui l’arruolamento al corpo dei ranger, dove insieme al suo mentore Wayne parte per una missione delicata: individuare l’epicentro dei comancheros ed estirpare i loro sporchi traffici. Qui i due ritrovano una loro vecchia conoscenza, la conturbante ragazza del battello di cui il francese è sinceramente innamorato. Ma i comancheros non scherzano e una volta smascherate le spie si lanciano per fare loro la pelle, ma è inutile dire che vinceranno i moralmente incorruttibili (si fa per dire).