Ad essere brutti ci si guadagna, se sei buono ti tirano le pietre e sei cattivo non è che puoi sperare in un lieto fine: il capolavoro di Sergio Leone del 1966, faccioni intramontabili e musiche ipnotiche

Scacco e poi Matto!

Ad essere brutti ci si guadagna, se sei buono ti tirano le pietre e sei cattivo non è che puoi sperare in un lieto fine: il capolavoro di Sergio Leone del 1966, faccioni intramontabili e musiche ipnotiche

Ottobre 25, 2020 western 0

Quasi tre ore di film per apprezzare il realismo fantasmagorico dell’ anarchico west, dove in assenza di regole tutti sparano e fanno come gli pare. Complicato commentare questo cult movie perchè se tutti iniziano a dire che é un capolavoro allora ti fai condizionare e non vedi più l’erba gatta. Sulla pellicola sembra impressa una sorta di formula alchemica per cui lo spettatore non riesce ad alzarsi e a interrompere la visione. Sarà perché il film é lento fino all’ esasperazione (elemento indispensabile come insegna Sigmund), sarà perché quelle suole con gli speroni risuonano, sarà perchè le musiche di Ennio diventano mantra religiosi ipnotici ma qualche diavolo di stragoneria deve essere presente in questa pellicola fatta di grottesche situazioni di gioco per personaggi totalmente schizzati (non potrebbe essere altriumenti visto l’epoca dove difficilmente si arrivava alla vecchiaia). Frasi memorabili: quando uno mi paga gli porto sempre a termine il lavoro dice Lee Van Cleef in arte Sentenza prima di ammazzare chiunque si frapponga sulla sua strada; sei il numero perfetto, risponde Clint descrivendo il potenziale della sua pistola. Tutti contro tutti e un fenomenale Tuco (uno strepitoso Eli Wallach) a mostrare la miserevole condizione umana dove ognuno si ingegna per cercare di sopravvivere nelle migliori condizioni possibili fregando il prossimo anche a rischio di finire sulla forca. Mitologiche le imprecazioni di quest’ ultime rivolte al Biondo, con epiteti blasfemi forgiati all’ ennesima potenza. Dietro la storia non mancano anche i momenti zen di riflessione, quasi che il regista voglia soffermarsi sui prodotti generati dall’ umanità come la guerrà per esempio, dove alla fine il Biondo e Tuco fanno saltare un ponte per rompere una situazione di stallo. Del resto i tre personaggi hanno caratteristiche molto variegate e fotografano la gamma delle filigrane umane: il biondo alla fine mostra tolleranza zero per il letale Sentenza e salva il volgare ladro di galline, forse mostrando un sentimento di fragile solidarietà umana che nel west è controproducente. Non basta una corda per fare un impiccato, del resto lo stesso Sentenza parla di un angelo biondo che veglia sui poveri disgraziati. La storia é avvincente e pieno di invenzioni al fulmicotone con una cassa d’oro da recuperare quando in mezzo c’è una scomoda guerra tra Nordisti e Sudisti. Leone non ha sbagliato il tiro e di certo non aveva il diavolo a mordergli le chiappe come dice Tuco mentre girava il film: se questa pellicola viene considerata una potente dimostrazione di inventiva e persiste nel tempo senza annacquarsi un motivo ci sarà. Voto otto!