Il punto di vista di Nando sulla questione Terry De Picciolò de la Rintronata Emeregilda

Sono il più grande scrittore condominiale di tutti i tempi. Vivo di espedienti anche se la mia prosa meriterebbe il premio Nobel, recentemente mi hanno proposto di fare una intervista a Terry De Picciolò de la Rintronata Emeregilda (si chiama proprio così) la tipa che era dentro i giri peccaminosi di Palazzo Grazioli. Nessuno ci voleva andare perchè la retribuzione prevedeva solo uno scambio di favori con il Cazzettino illustrato a colori anche in versione non udenti del tipo tu fai l’intervista e io poi ti regalo tutta la compilation di Tony Smeriglia un cantautore melodico che sta facendo breccia nelle classifiche internazionali. Ci vado a questa intervista anche se non ero convinto. Devo premettere che noi scrittori condominiali abbiamo un punto di vista privilegiato nel mondo in quanto come esseri alienati vediamo da una nostra particolare finestra antropologica le cose che scorrono nel reale che però per quanto assurde sono nella loro essenza diventano surreali e perdono quindi consistenza diventando irreali e legittimando quindi la mia dimensione alienata come l’unica forma di sopravvivenza possibile. Ecco il succo del mio lavoro, devo ancora premettere che non intervistare una bella femmina che indossa un abito da 5 mila euro e topazi intarsiati viennesi del primo ottocento mi procura un certo imbarazzo.
GSC (Grande Scrittore Condominiale) in fase di adulazione: ma lei è bellissima è proprio come la descrivono in una mille e una notte!
GMB(Grande Meretrice di Babilonia): non ho mai visto il film che lei cita, io conosco solo le orge a palazzo grazioli ma non deve pensare che io sia ignorante, cazzo, voglio dire io ho passato l’esame di fisiopsicometriaorizontale alla Bocconi con il 18, merda e poi mi atteggio con un certo cultusimo, porco zio.
GSC: senta sembra che lei si sia fatta trombare un pò da tutti quelli che contano, ma ha dato anche la parte posteriore della vettura anche a quell’ imprenditore famoso sulla cresta dell’ onda, quello che ha ottenuto il SU-CCESSO (che è salito sopra il cesso e si elevato mentre tutti gli altri non ce l’hanno fatto e sono rimasti a lavorare nei call center a 800 euro al mese) il sigor Trapuntini?
GMB: io non capisco questo moralismo e questo marxismo che vorrebbe costruire una vita uguale per tutti lavorando onestamente, se tu vai in strada e chiedi alla prima donna che passa se vuole andare da Silvio che anche lui si è costruito il SU-CCESSO da solo e che viene criticato perchè sono tutti invidiosi perchè magari lui tromba e gli altri no, quella ci va non a piedi ma di corsa correndo perchè in una notte prende lo stipendio di due mesi.
GSC: ecco lei recentemente ha dichiarato a Famiglia Sgraziata che se sei racchia e brutta te ne devi stare a casa, che messaggio intende dare e che contributo crede di avere portato alla costruzione di un welfare migliore? Non contribuisce al mito della donna oggetto che viene utilizzata come un bene di consumo per uno scambio di favori tra imprenditori?
GMB: cazzo vede quando io ho conosciuto intellettuali famosi a quelle feste tipo Pippo Sbrilla che ha vinto il conocrso letterario la lucciola in costa smeralda, il mio lavoro consisteva nel donarmi e darmi alla CUL-tura, voglio dire dietro a un grande uomo spesso c’è una grande donna che te la dà e che indossa abiti di stilisti griffati da 10 mila euro anche se poi non servono per il lavoro che faccio io. Lo Sbrilla si è messo a scrivere poesie celestiali perchè io gli ho fatto conoscere il paradiso quindi non sottovaluti la funzione del mio essere nel mondo con tette e culi e neuroni di alto livello.
GMC: senta a me sembra che lei ci tenga a darsi un tono da raffinata intellettuale. Ma dalla sua bocca non ho mai sentito espressioni forbite o aggettivi edulcorati o onomatopeiche invenzioni. Ora effettivamente constatato di persona che ha un bel cul-turismo devo però constatare anche che il suo modo di esprimersi a cazzo-figa-porcozio non la equipara a grande scrittrice nel mondo ma neanche nella sua zona di residenza dal momento che conosce dieci parole in tutto e che sono appunto: cazzo-figa-soldi-abiti firmati-extra-prestazioni-tariffa oraria e porco zio.
GMB: per vivere in questo tipo di società creda a me questo vocabolario basta e avanza…e comunque credo che lei è come tutti gli altri se mi donassi in questo istante lei non opporrebbe nessuna resistenza, la mia voce è come il canto delle sirene di Ulisse e lei è un pescetto piccolo che non hai mai sperimentato confort di alto livello.
In quel momento mi feci squillare il telefono, era Lo Storto che mi liberava da un supplizio, misi in viva voce come da programma:
-Senta sono il maggiordomo di Silvio, stasera Tony Smeriglia darà un concerto privato a Palazzo Grazioli e la invitiamo come giornalista per una speciale intervista. Pensa di esserci?-
-Ma certo, devo portare anche delle signorine?-
-No guardi Silvio se le è già trombate tutte e dopo che le ha consumate si annoia poi hanno la testa vuota come una cassa di verdure. Adesso ha deciso di darsi alla cultura-
-Va bene allora ci vediamo stasera alle otto e grazie per avermi fatto entrare nel giro-
-ma si figuri lei è il più grande scrittore vivente in via Randaccio-
Nel frattempo vidi che la faccia rifatta e levigata della escort si era sgretolata, che i suoi fulgidi seni da mignotta torniti in qualche clinica privata stavano ribollendo di bile e che complessivamente tutto il suo organismo stava collassando come in quel famoso racconto di Edgar Allan Poe, il crollo della casa Usher. Iniziai a correre per non farmi travolgere dalle macerie usando il vocabolario della altilocata Terry De Picciolò de la Rintronata Emeregilda mentre l’intonaco si staccava dai muri: cazzo-figa e porco zio!!!

Jules Verne

Jules Verne, spesso italianizzato in Giulio Verne (Nantes, 8 febbraio 1828 – Amiens, 24 marzo 1905), è stato uno scrittore francese. È oggi considerato tra i più influenti autori di storie per ragazzi e, con i suoi romanzi scientifici, uno dei padri della moderna fantascienza. Il successo giunse nel 1863, quando si dedicò al racconto d’avventura. Tra i suoi numerosissimi romanzi vi sono Viaggio al centro della Terra, Dalla Terra alla Luna, L’isola misteriosa, Ventimila leghe sotto i mari e Il giro del mondo in ottanta giorni. Alcuni di questi sono poi divenuti film. Jules Verne, con i suoi racconti ambientati nell’aria, nello spazio, nel sottosuolo e nel fondo dei mari, ispirò scienziati ed applicazioni tecnologiche delle epoche successive. Le sue opere sono note in tutto il mondo. Verne è uno degli autori più letti in lingua straniera. Jules Verne nacque l’8 febbraio 1828 a Nantes, città portuale della Francia occidentale. Figlio di Pierre Verne e di Sophie Allote de la Fuÿe, borghesi, Jules fu il primo di cinque fratelli. Gli altri quattro erano: Paul nato nel 1829, Anna nata nel 1836, Mathilde nata nel 1839 e Marie, nata nel 1842. Nel 1839, a 11 anni, fuggì di casa imbarcandosi su una nave diretta nelle Indie; il padre magistrato lo ritrovò immediatamente a Paimbœuf. Studiò retorica e filosofia al lycée de Nantes. Scrisse dei poemi e due tragedie in versi. Il giovane Verne visse, per via della sua vocazione letteraria, un contrasto intenso con il padre, un avvocato che avrebbe voluto tramandare la professione. Per questo, non di propria volontà, concluso il liceo partì per Parigi dove portò a termine gli studi legali. Nella capitale francese, oltre a stringere amicizie con molte persone in vista, trascorse molto tempo nei circoli letterari (dove ebbe modo di conoscere Alexandre Dumas) e nella Biblioteca nazionale, informandosi e documentandosi – trascrivendo una infinità di appunti – su casi scientifici e storici. Intorno al 1848 iniziò, assieme a Michel Carré, a scrivere libretti per operette. Per alcuni anni la sua attenzione si divise tra il teatro e il lavoro, ma alcune storie di viaggi che scrisse per il Musée des Familles gli rivelarono il talento per la scrittura di opere d’immaginazione. Nel 1850 abbandonò definitivamente la carriera giuridica per dedicarsi alla letteratura. Scrisse commedie e tragedie per il teatro, sia pure con scarso successo (uno dei titoli che si ricorda è Pailles rompues, Le paglie rotte). Altri scritti compaiono sul Musée des familles: Les Premiers navires de la marine mexicaine e Un Drame dans les airs nel 1851. Nel 1852 Jules Verne divenne segretario del Théâtre Historique (vecchio nome del Théâtre Lyrique, ora Théâtre de la Ville), per poi passare all’Opéra-Comique. Nel 1857 si sposò con Honorine Morel, donna di buone condizioni economiche; il matrimonio gli avrebbe garantito una sufficiente indipendenza finanziaria. All’età di trentacinque anni, nel 1862, intraprese la carriera di scrittore, carriera che continuò fino al 1905. A tale anno risale anche la pubblicazione postuma di molti suoi lavori: sessantadue romanzi e diciassette racconti. Il successo di Verne si dovette in gran parte all’editore Pierre-Jules Hetzel, il quale, dopo aver pubblicato nel 1863 un suo primo volume di racconti Cinque settimane in pallone, ne pubblicò tre all’anno, consentendo all’autore di abbandonare l’impiego di agente di cambio e dedicarsi completamente alle sue opere.

I viaggi straordinari

Il romanzo Cinque settimane in pallone era ispirato alle imprese pionieristiche dell’amico fotografo Nadar, che nel 1863 aveva costruito un enorme pallone aerostatico, Le Géant (”Il gigante”); il fallimento del progetto convinse Nadar che il futuro dell’aeronautica sarebbe appartenuto ai mezzi più pesanti dell’aria, istituendo un’associazione per la loro promozione, della quale Verne era segretario. Lo scrittore si ispirò all’amico Nadar per il personaggio di Michel Ardan del romanzo Dalla Terra alla Luna (1865). Nel 1864 Jules Verne consacrò un tributo a Edgar Allan Poe (Edgar Poe et ses œuvres). Il 16 marzo 1867, in compagnia del fratello Paul, si imbarcò sul piroscafo Great Eastern (la più grande nave del mondo) a Liverpool, esperienza da cui ricavò il romanzo Una città galleggiante (1870). Nello stesso anno termina uno dei suoi romanzi più famosi, 20.000 leghe sotto i mari. Nel 1873 pubblicò il romanzo Il giro del mondo in 80 giorni, grazie al quale acquistò l’anno successivo lo yacht Saint-Michel II. Nel 1878 navigò da Lisbona ad Algeri sul Saint-Michel III. Meticoloso nel lavoro di ricerca a tavolino, fra le sue molteplici attività letterarie e di viaggio Verne riuscì a trovare anche il tempo per completare un’opera geografica; raccolse inoltre dati scientifici sempre nel campo della geografia, della zoologia, della fisica, della chimica e della tecnologia: il suo indice a schede arrivò a comprendere più di ventimila voci.

La biografia di Colombo

Appassionato di viaggi e di vicende esotiche, Verne è stato autore anche di una sorta di romanzo-verità, più che di una biografia, sulla figura di Cristoforo Colombo. Il libro, intitolato semplicemente con il nome del grande navigatore, fu pubblicato nel 1882 sempre dall’editore Hetzel. Verne – di cui era nota la simpatia per figure leggendarie come quella di Colombo – dipinse il navigatore genovese in maniera epica alla stregua di un valoroso (e anticipatore) Capitano Nemo; non rinunciò però ad una documentazione storico-scientifica assolutamente all’altezza della situazione. Per ricostruire i quattro viaggi di Colombo alla scoperta dell’America poté usufruire della collaborazione di Gabriel Marcel, geografo della Biblioteca nazionale di Francia. Questa amicizia consentì a Verne di attingere abbondantemente dai documenti originali e dalle riproduzioni di lettere e dispacci dello stesso Colombo (va ricordato che il diario originale del navigatore, andato perduto, fu riscritto da monsignor Della Casa).

Il “periodo nero”

Nel 1886 iniziò per Verne quello che lui stesso indicò come il “periodo nero” della sua vita. Si susseguirono le morti di persone molto vicine a lui, tra cui l’editore Hetzel. Inoltre Jules Verne fu costretto a terminare i suoi giorni su di una carrozzella, in seguito all’attentato da parte del nipote, con problemi psichici, di nome Gaston, che gambizzò lo scrittore. Gli scritti di Verne divennero a questo punto meno brillanti; l’inventiva che lo aveva contraddistinto, letterariamente e scientificamente, sembrava averlo abbandonato.

Gli ultimi anni

Nel 1888 Jules Verne divenne consigliere comunale di Amiens. Nel 1903 presiedette il gruppo degli esperantisti della cittadina francese. Verne morì nel 1905 ad Amiens, a settantasette anni di età, ormai quasi cieco, sofferente di diabete e colpito da paralisi. Ad Amiens trovò riposo al Cimitero della Maddalena. Molte sue opere, rimaste inedite, furono fatte pubblicare dopo la sua morte dal figlio Michel, in forma probabilmente riadattata.

La questione massonica

Secondo alcuni autori le opere di Jules Verne contengono moltissimi riferimenti alla Massoneria ed ai rituali massonici. In realtà non ci sono prove certe che Verne fosse massone, per cui la questione è tuttora dibattuta.

Onori
Gli è stato dedicato un cratere sulla Luna, il Jules Verne.
Il 2005, nella ricorrenza del centenario della sua morte, è stato dichiarato “anno Jules Verne”.

Noir metropolitano

Il noir metropolitano è quella branca del romanzo noir che si occupa espressamente di una città. La vicenda raccontata, in sostanza, è interamente ambientata in una città che diventa così non solo parte integrante, ma protagonista vera e propria della storia. Alcuni fra i principali esponenti del romanzo noir metropolitano sono ad esempio Ed McBain per New York, Jean-Claude Izzo per Marsiglia. Tra gli italiani rientrano in questo genere, ad esempio, Loriano Macchiavelli per Bologna, Marco Vichi per Firenze, Massimo Siviero per Napoli, Paolo Roversi per Milano.

« Hammett ha restituito il delitto alla gente che lo commette per un motivo, e non semplicemente per fornire un cadavere ai lettori; e con mezzi accessibili, non con pistole da duello intarsiate, curaro e pesci tropicali. »
(Raymond Chandler, La semplice arte del delitto)

Dashiell Hammett

Samuel Dashiell Hammett (27 maggio 1894 – 10 gennaio 1961)
Nacque a St. Mary’s County, sulla costa orientale del Maryland. A causa delle precarie condizioni finanziare della famiglia, dovette lasciare la scuola all’età di 13 anni e fece i lavori più disparati prima di diventare, all’età di vent’anni, un investigatore per l’Agenzia Pinkerton, attività che diventerà l’ispirazione per le sue opere.

Durante la prima guerra mondiale si arruolò nel servizio di ambulanze dell’esercito statunitense, ma si ammalò di tubercolosi e passò la guerra in ospedale.

Il suo primo racconto, “The Road Home” (”La strada di casa”) fu pubblicato dalla rivista Black Mask nel 1922. Nel 1923 scrisse il primo racconto con il personaggio Continental Op, che comparirà in 28 racconti e due romanzi. Dal 1929 si dedicò soprattutto a un altro investigatore privato, Sam Spade, che diventerà uno dei personaggi più celebri del romanzo giallo statunitense.

Nel 1931 iniziò una relazione trentennale con la scrittrice di teatro Lillian Hellman. Nel 1934 scrisse il suo quinto e ultimo romanzo, poi lavorò per il cinema e si dedicò all’attivismo politico di sinistra (nel 1937 si iscrisse al Partito comunista statunitense). Nel 1942 riuscì ad arruolarsi di nuovo, nonostante la tubercolosi, e fu inviato con il grado di sergente nelle Isole Aleutine, dove curò la redazione di un giornale dell’esercito.

Al suo ritorno dalla guerra, Hammett era affetto da enfisema e il suo alcolismo era peggiorato. Nel 1948 riuscì a liberarsi dal vizio dell’alcool, ma iniziò a pagare per le sue idee politiche. Per aver contribuito in qualità di tesoriere a un fondo per la cauzione di sospettati comunisti in attesa di processo, fu processato e intimato a testimoniare sui nomi dei contribuenti al fondo. Hammett rifiutò di testimoniare e fu condannato a sei mesi di carcere per oltraggio alla corte. Al suo ritorno in libertà scoprì che il suo nome era sulle “liste nere”: Hollywood troncò ogni rapporto di lavoro con lui e le trasmissioni radiofoniche basate su materiale dello scrittore furono sospese. Fu di nuovo citato in tribunale contro lo stato, per una causa di tasse arretrate che si chiuse con la confisca di ogni suo bene. Hammett si ritirò in solitudine, in stato di povertà, vivendo da solo fino al 1956, quando il continuo aggravarsi della sua salute lo costrinse, malgrado il proprio orgoglio, a trasferirsi in casa della Hellman. Nel 1960 la tubercolosi si trasformò in cancro e diede inizio un’agonia destinata a protrarsi fino al 10 gennaio 1961 quando Hammett morì in un ospedale di New York. Come veterano di due guerre mondiali, fu sepolto al cimitero nazionale di Arlington.

Molti dei suoi romanzi diventarono film, a partire da Il falco maltese. La prima riduzione cinematografica fu diretta nel 1931 da Roy Del Ruth, ma quella che rimase nella storia fu la versione di John Huston del 1941, con Mary Astor, Peter Lorre e un Humphrey Bogart che divenne l’archetipo dell’investigatore privato cinico e disilluso.

La vita di Hammett ha anche ispirato un libro: “Hammett” appunto, di Joe Gores. L’opera è un romanzo ispirato alla sua vita. Dal romanzo è stato tratto l’omonimo film “Hammett”(1982) di Wim Wenders, prodotto da Francis Ford Coppola ed interpretato da Frederic Forrest nel ruolo di Hammett.

Bibliografia

L’anno si riferisce a quello della prima pubblicazione.

Romanzi
1929 – Piombo e sangue (Red Harvest)
1929 – Il bacio della violenza (The Dain Curse)
1930 – Il falco maltese (The Maltese Falcon)
1931 – La chiave di vetro (The Glass Key)
1933 – Donna al buio (Woman in the Dark). Il romanzo fu pubblicato in tre puntate sulla rivista “Liberty” mentre in volume uscì solo nel 1951.
1934 – L’uomo ombra (The Thin Man)
1966 – Tulip (Tulip). Incompiuto.

Racconti
1923 – Ricordi di un detective privato (From the Memoirs of a Private Detective) – raccolto in “150 anni in giallo” (Mondadori)
1924 – Tutto in un’ora (One Hour) – raccolto in “150 anni in giallo” (Mondadori)
1924 – Chi ha ucciso Bob Teal? (Who Killed Bob Teal?) – raccolto in “L’età d’oro del crimine” (Anabasi)
1932 – Un uomo chiamato Spade (A Man called Spade) – raccolto in “Inverno giallo ‘74-’75″ (Mondadori)

Filmografia

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1930 – Roadhouse Nights [da Piombo e sangue]
1931 – Il falco maltese (The Maltese Falcon)
1931 – Le vie della città (City Streets)
1934 – L’uomo ombra (The Thin Man)
1934 – Woman in the Dark [da Donna al buio]
1935 – Mister Dynamite [da On the Make)
1935 - The Glass Key [da La chiave di vetro]
1936 – Satan Met a Lady [da Il falcone maltese]
1936 – Dopo l’uomo ombra (After the Thin Man)
1939 – Si riparla dell’uomo ombra (Another Thin Man)
1941 – Il mistero del falco (The Maltese Falcon) [da Il falcone maltese]
1942 – La chiave di vetro (The Glass Key)
1943 – Quando il giorno verrà (Watch on the Rhine)
1945 – Uomo ombra torna a casa (The Thin Man Goes Home)
1947 – Il canto dell’uomo ombra (Song of the Thin Man)
1981 – The Wizard of Malta [da Il falcone maltese]
1985 – Bande [da La chiave di vetro]
1990 – Crocevia della morte (Miller’s Crossing) [da Piombo e sangue e La chiave di vetro]
2002 – No Good Deed – Inganni svelati (The House on Turk Street)

Jean-Claude Izzo (Marsiglia, 20 giugno 1945 – Marsiglia, 26 gennaio 2000)

Jean-Claude Izzo nacque a Marsiglia il 20 giugno 1945 da padre italiano, emigrato giovanissimo in Francia, e da madre francese (ma il nonno materno era spagnolo). Frequentò una scuola professionale e nel 1963 iniziò a lavorare come commesso in una libreria e a militare nel movimento cattolico Pax Christi.

Nel 1964 partì militare e venne destinato a Gibuti. Durante la leva pubblicò alcuni articoli su un giornale dell’esercito; ma nel complesso fu per lui un periodo decisamente brutto: venne infatti condannato ad un mese di carcere militare e perse 15 chili. Nel 1966, rientrato a Marsiglia, riprese la sua militanza in Pax Christi e si iscrisse al Partito Socialista Unificato (PSU) nelle cui liste fu candidato alle elezioni legislative nel collegio di Marsiglia (giugno 1968). Nell’agosto dello stesso anno aderì al Partito Comunista Francese (PCF). Nel 1969 si sposò con Marie Hélène Bastianelli, conosciuta tre anni prima, e iniziò a collaborare con “La Marseillaise Dimanche”, rivista del quotidiano comunista della regione.

Nel 1970 insieme alla moglie lasciò Marsiglia per stabilirsi in un piccolo paese a una cinquantina di chilometri di distanza. Qui iniziò a lavorare come bibliotecario, pur continuando la sua collaborazione con “La Marseillaise Dimanche” e, a questo periodo, risale anche la pubblicazione della prima raccolta di poesie: “Poèmes à haute voix”. Nell’anno successivo scrisse un testo teatrale, poi messo in scena da César Gattegno e la Compagnie du Rocher.

Nel 1972 oltre ad essere assunto come giornalista da “La Marseillaise”, pubblicò la sua seconda raccolta di poesie e diventò padre. Nel 1974 divenne caporedattore e pubblicò una nuova raccolta di poesie, “Etat de veille”. I suoi libri si fecero più frequenti: “Braises, brasiers, brûlures”, un’altra raccolta di poesie, venne pubblicata nel 1975; lo stesso anno vide la luce anche “Paysage de femme” e, l’anno successivo, “Le réel au plus vif”.

Nel 1978, pubblicò “Clovis Hugues, un rouge du midi”. Ma il ‘78 fu soprattutto l’anno della rottura con il PCF e della separazione dalla moglie. All’inizio del 1979 lasciò anche “La Marseillaise” e per un certo periodo visse di piccoli lavori. Nel 1980 iniziò a lavorare per il giornale “La Vie Mutualiste” di cui sarà redattore dal settembre 1982 all’aprile 1985 per diventare poi caporedattore quando il giornale cambiò il proprio nome in “Viva”. Si tratta comunque, nonostante la stasi nella produzione libraria, di un periodo di grande attività; diventò infatti animatore di una radio e partecipò alla fondazione di una rivista di poesie.

All’inizio del 1987 si trasferì a Parigi e, a fine luglio, lasciò “Viva”. Anche gli anni successivi furono anni di multiformi attività: collaborazioni con numerosi giornali e riviste, organizzazione di grandi eventi letterari, scrittura di sceneggiature cinematografiche e di testi di canzoni.

Nel 1993 pubblicò sulla rivista Gulliver un racconto che costituirà la base del suo primo romanzo “Casino totale” (Total Khéops) il quale, su insistenza di Michel Le Bris e Patrick Raynal, venne pubblicato nel 1995 nella Série Noire di Gallimard. Il libro si rivela presto un grande successo vincendo numerosi premi. È l’inizio della trilogia marsigliese, con protagonista Fabio Montale.

L’anno successivo, pubblicò “Chourmo. Il cuore di Masiglia” (Chourmo), il secondo episodio della trilogia, e lasciò Parigi per Saint-Malo con la sua nuova compagna Laurence Rio. Furono questi anni di intensa produzione letteraria. Nel 1997 infatti, oltre alla raccolta di poesie “Loin de tous rivages” e a numerosi racconti in varie antologie, pubblicò anche il romanzo “Marinai perduti” (Les Marins Perdus) e tornò a vivere definitivamente in Provenza andando ad abitare a Ceyreste.

Nel 1998, pubblicò “Solea” (Soléa), l’ultimo capitolo della trilogia, nonostante le insistenze dell’editore che avrebbe voluto allungare la serie. Iniziò inoltre la stesura de “Il sole dei morenti” (Le soleil des mourants). In maggio terminò anche il suo rapporto con Laurence Rio. Pochi mesì dopo conobbe la fotografa Catherine Bouretz che sposò nel febbraio 1999. Fu lei ad illustrare la raccolta di poesie “L’Aride des jours”. I segni della malattia (un cancro al polmone) si fanno sempre più forti; nonostante questo Izzo non solo portò a termine “Il sole dei morenti” (pubblicato in settembre), ma partecipò a numerosi avvenimenti letterari.

Neppure la morte – il 26 gennaio 2000 – ha interrotto il successo dei suoi romanzi che, anzi, continuano a trovare sempre nuovi estimatori.

Bibliografia

Poèmes à haute voix (P.J. Oswald, 1970)
Terres de feu (P.J. Oswald, 1972)
État de veille (P.J. Oswald, 1974)
Braises, brasiers, brûlures (poesie illustrate da E. Damofli, 1975)
Paysage de femme (Guy Chambelland, 1975)
Le réel au plus vif (Guy Chambelland, 1976)
Clovis Hughes, un rouge du Midi (J.Laffitte, 1978)
Total Kheops (Gallimard, Série Noire, 1995). Traduzione italiana Casino totale (e/o, 1998)
Chourmo (Gallimard, Série Noire, 1996). Traduzione italiana Chourmo. Il cuore di Marsiglia (e/o, 1999)
Loin de tous rivages (Ed. du Ricochet, 1997)
Les marins perdus (Flammarion, 1997). Traduzione italiana Marinai perduti (e/o, 2001)
Vivre fatigue (Librio, 1998). Traduzione italiana Vivere stanca (e/o, 2001)
Soléa (Gallimard, Série Noire, 1998). Traduzione italiana Solea (e/o, 2000)
L’Aride des jours (Ed. du Ricochet, 1999)
Le soleil des mourants (Flammarion, 1999). Traduzione italiana Il sole dei morenti (e/o, 2000)
Un temps immobile (Filigrane Editions, 1999)
Marseille (Hoëbeke, 2000)

Filmografia come soggettista o sceneggiatore

Les matins chagrins, regia di Jean-Pierre Gallepe (1990)
Fabio Montale, serie di 3 film per la TV, regia di José Pinheiro (2001). Adattamento molto controverso soprattutto per il fatto che per il ruolo di Montale è stato scelto Alain Delon le cui idee e la cui personalità sono opposte rispetto a quelle di Izzo.
Roger et Fred, telefilm (2001).
Total Kheops, regia di Alain Bévérini (2002)
Les marins perdus, regia di Claire Devers (2003)

A chi devolvere l’otto per mille?

Non vivi in una capanna caro scrittore condominiale e neanche in un igloo sperduto nel nord della svezia dove la tua unica preoccupazione svegliandoti al mattino, in un territorio che ha una densita di un abitante ogni km quadrato, è solo quella di arpionare un merluzzo congelato o di difenderti da un orso polare imbazzarrito per dare un pò di grasso alle finestre ghiacciate della tua piccola abitazione. Intendiamoci si sta da dio senza i notiziari, il wi fi, internet e il calcio scommesse. Se manca l’editoria elettronica su IPAD puoi sempre recuperare prima del tuo trasferimento lontano dal mondo dei vivi del cartaceo da intercalare tra una esplorazione e l’altra. Però se vivi a Torino e ti capita di andare dal commercialista per il modello Unico potresti ritrovarti spiazzato quando la segretaria con voce candida e sensuale butta lì una domanda apparentemente innoqua che lentamente cresce e cresce come una valanga: lei a chi vuole devolvere l’otto per mille, alla chiesa o allo stato? Ora nei cartoni animati giapponesi quando il protagonista viene immortalato nell’ epico fotogramma a compiere una eroica impresa il tempo si ferma e tutto diventa mitizzazione, deborda fuori dal tempo. Analoghi sensi di disorientamento li prova ad esempio la protagonista di “identità violate” quando scopre con sorpresa che si è appena sbattuta un affascinante mercante d’arte che altro non è che un pericoloso camaleontico serial killer. L’inquadratura si avvicina con un bel primo piano stile Sergio Leone, senti il terreno fermo che hai sotto i piedi scivolare e drenare fino al suo inevitabile sgretolamento e sprofondi in quel campo minato che è letteratura di tensione. Infatti quando riascolti subito il nastro ti sembra di vivere un sogno. Ha chiesto proprio a me questa cosa? L’avvenente segretaria perchè dà per scontato che io sia parte integrante delle dinamiche di consumo insite nel mondo occidentale? A chi vuole devolvere l’otto per mille alla chiesa? Confesso la mia ignoranza. Ho lavorato senza retribuzione in tutti questi anni per fuggire dal mondo abitato e non per farne parte. I preti di Galileo? Vedi che sei malizioso queste cose la chiesa le faceva quando non eri che un pensiero nel divenire cosmico. Adesso i Papi si sono evoluti, fanno marketing, gli manca solo smanettare un pò sui social network e poi siamo a cavallo: me lo immagino questo tedescone inquadrato dai soldi confini senza misticismo (Woytila smack-smack!) smanettare con 140 caratteri su Twitter mentre risponde a un fan afficionados precisando che il cardinale di Vattela-a-pesca non è indiziato per pedofilia in quanto il suo hobby riconosciuto è solo quello di collezionare bambole gonfiabili con vituperio blasfemo in mp3 integrato made in Cina. Lapidazione ingiustificata, non è pedofilia si tratta solo un nuovo bamboccio importato da Taiwan che anzichè squittire durante la sua attività passiva recita a memoria tutta la dottrina di S Agostino, così mentre l’emissario di dio in terra macina le sue pulsioni troglodite fa anche un pò di formazione in vista dell’ omelia pubblica che si terrà la domenica in chiesa al cospetto di fedeli inamovibili. Non toccate Padre X, fa sapere il Papa anche su Facebook. Ok l’otto per mille alla chiesa mi puzza, allora lo dò allo stato? Merda! Dalla padella alla brace. Eppure non ho alternative, basta scavare un pò su Internet per comprendere che anche quel fondo rischia di essere usato in maniera illegittima. Leggo da wikipedia: …con la legge finanziaria del 2004 si è stabilito che dalla quota devoluta allo Stato vadano sottratti 80 milioni di euro, che vengono trasferiti nelle spese ordinarie. Questa decisione ha suscitato molte polemiche, perché nel 2004 parte dei fondi è stata usata per finanziare la missione militare italiana in Iraq (Missione Antica Babilonia)…
Annamo bene cacchiopirellicchioporcoziofanaleboiadè.
Quella aspetta la mia risposta a chi lo dò questo otto per mille. A tua sorella. Ma diamolo allo stato va che siccome Nietzche è transitato a Torino i preti mi stanno davvero tanto tanto sul gargalozzo. Poi si tratta sempre di un autogol per mancanza di alternative. Ma intanto continuo a sognare, vedo sempre una proiezione di me stesso vivere lontano in quel posto sperduto senza muschi e licheni della scandinavia. Feste paesane con orsi polari e renne. Orizonti di nulla che si estono per tutto il raggio periferico della mia deformata visione. Scenari fantastici permeati di niente e non è detto che siano peggiori di altre realtà.

La caduta delle foglie (e della Juventus!)

ioselliani

C’è chi dice che siamo nati per soffrire e c’è chi sostiene che siamo nati per godere. Questo dualismo magico si esprime bene anche a Torino visto che questa spaccatura conflittuale ce la ritroviamo metaforizzata con le due squadre del cuore che si dividono i tifosi di calcio: Torino e Juventus. Quelli della Juve sono nati per aspirare al godimento, noi invece ci portiamo addosso le croci dell’ evangelo, quelle che sostengono che anche quando stiamo bene dobbiamo invece produrci del dolore fisico corporale per espiare le nostre colpe (un prete al semaforo mentre attraversa con il giallo non mi capita mai a tiro?). La Juventus è in crisi dopo aver dichiarato con tutti i suoi investimenti che volevano spaccare la luna di potenziali trionfi. Ora tutta questa menata introduttiva mi serve solo per parlare di un argomento serio che è quello del cinema sovietico e di un regista nuovo che mi hanno fatto conoscere che si chiama Ioselliani ed è Georgiano di nascita anche se lui si è scavato una nicchia creativa abitando in Francia. Ho immaginato che la Juventus deideri uscire dai suoi problemi, allora come fare quando precipiti in una spirale di antimateria dal punto di vista dei risultati e non vuoi licenziare l’allenatore per dare una bella scossa e una bella strattonata all’ ambiente? Semplice! Niente urla improduttive negli spogliatoi ma solo la tortura del cinema sovietico. Prendi tutta la rosa, la chiudi a chiave dentro a un cinema e inizi a proiettare un film del tipo la caduta delle foglie dello stesso Ioselliani. Se i giocatori iniziano a soffrire e cercano di evadere si rischia l’ammutinamento quindi conviene conficcare questi miliardari del pallone in poltroncine dotate di vite parker che verranno fissate nella zona posteriore per impedire rivolte. Ovviamente il cinema di Ioselliani ricco di suggestioni con il suo bianco e nero continuerà a elargire schiaffi e a svegliare gli atleti dal loro calo di rendimento, a frustare gli spettatori in perfetto stile mistress da borchia in pelle. Dopo l’esperienza del cinema russo i giocatori della Juve che stavano viaggiando verso le zone calde della retrocessione finiranno per reagire e a riguadagnare terreno con le squadre che stanno davanti. Tutto questo preambolo per dire a chiare lettere che il cinema russo rappresenta per me un evento positivamente traumatico. Significa svegliarsi dal torpore, significa riaprire gli occhi, significa approvvigionarsi di una ventata di energie fresche e nuove, significa scoprire mondi nuovi di cui non sospettavi nemmeno l’esistenza, significa riaffiorare in superfice e vedere il mondo senza le manipolazione del 3D (vedi avatar) o le mistificazioni di Photoshop o del moderno cinema digitale che non sa di nulla e non trasmette niente. Acquetta in confronto al vino dei russi. Non a caso vino perchè Ioselliani nel suo la caduta delle foglie del ‘66 si diverte a prendere in giro il regime sovietico con leggerezza tentando di mimetizzarsi senza dare nell’ occhio: la famosa botte numero 49 carica di ambiguità altro non è che un simbolismo che ci parla di Stalin, degli anni che sono passati per raccogliere i suoi frutti tra compagni che però non tutti sono concordi a giudicare come buono quel vino. Geniale. Nel ‘67 sembra che gli artisti abbiano prodotto un qualcosa come quasi 170 pellicole (erano finanziati dal regime che poi li cassavano in seconda istanza) ma in quel cinema che cattura la vita, come un vetrino di un medico cattura il sangue di un paziente, c’è tanta purezza che riavvicina lo strumento allo spirito inventivo dei fratelli Lumiere. Io schiaffeggiato guardavo tutte queste figurine su quel muro e mi sembrava di assistere allo spettacolo di un prestidigitatore che fa entrare le colombe, poi le dissolve, poi le rimaterializza, poi le libera nel cielo, magia allo stato puro con messaggi scritti in codice da decodificare. E così lo spettatore si ritrova a recitare nelle vesti di un imperatore romano interpellato sulla bontà di quello che ha visto. Questo Ioselliani come è? Promosso o da scaraventare nella terra del colosseo per cibare leoni affamati? Il pollicione vibra a mezza altezza per un pò poi schizza verso l’alto senza esitazioni. Al più grande scrittore condominiale di tutti i tempi chiedono come è sto cinema russo? Rispondo ancora tramortito dopo l’esperienza della caduta delle foglie: bello e traumatico!

Spazio chiama terra

spaziochiamaterra

Non si diventa il più grande scrittore condominiale di tutti i tempi nell’ angolo compreso tra corso Venezia e corso Grosseto. Ci deve essere stato un iter, una formazione. Io vendo un sacco di libri in Romania, quelli di tutto libri e della stampa vengono da me per schiaffarmi sull’ Ipad per chiedermi quale è il suo segreto? Perchè vince ogni anno il premio Bancarella? (quello del mercato, ndr). Semplice quando tutti i miei coetanei andavano in Fiat a sbarcare il lunario io invece preferivo starmene a casa a vedere tutta la filmografia di Star Trek, Voyager e Deep Space Nine. Come letterato mi sono fatto le ossa da solo, non a caso la Fiat l’ho mandata a cagare dopo un paio di anni di alienazione (o di arricchimento a seconda di quale faccia del prisma si veda la cosa). Nella mia formazione di letterato da transavanguardia che non è una bella parola, ho sempre creduto che la maggior parte dei problemi tra gli umani, dei conflitti, delle guerre tra i poveri si risolveranno quando finalmente tra qualche anno arriveranno i nostri fratelli cosmici a darci un welcome di benvenuto. Finora se ne sono stati lì ad osservarci con un certa curiosità e di fronte alle nostre stupide beghe da involuti hanno preferito lasciare l’orbita con commenti del tipo: non sono ancora pronti, stanno uscendo dalla condizione di trogloditi, ma hanno ancora parecchio da lavorare. Per la verità noi abbiamo già iniziato a pensare allo spazio come a una nuova forma di business. A pensarci bene ci siamo ingegnati a costruire i parcheggi nei sotterranei o in piani alti di grattacieli perchè la superficie piana non ci bastava più, perchè non potremmo utilizzare anche lo spazio per risolvere qulche magagna? Ci sono trecentomila profughi pronti a invadere l’europa come l’esercito di Gengis Khan che sbaraglià gli zar russi con un terzo in meno di uomini in combattimento, basta solo prendere questi qua, invitarli nei centri umanitari dove finti medici travestiti da agnelli prendono tutta sta materia organica, la confinano dentro un satellite che poi verrà sparato in orbita verso la luna. Ma questa è cattiveria. L’ uomo starà mica pensando allo spazio come nuova forma di nuova imprenditoria per risolvere il problema della disoccupazione no? La verità è che l’organismo si infiamma di spiritualità se immaginiamo Galileo nel 1600 buttare un occhio dentro il suo canocchiale artigianale per assistere stupefatto al miracolo della bellezza cosmica con i satelliti di Giove che prendevano forma davanti alla sua magica visione. Oggi un astronauta italiano intervistato a bordo della sua stazione siderale ha detto, ed è qui che tutti tasselli prendono forma, “osservo la meraviglia dei tramonti sulla terra dall’ alto e capisco che nel prossimo immediato futuro presto la gente avrà la possibilità di andare in turismo nello spazio per vedere la propria casa dall’ alto e rimanere abbagliata da quanta bellezza c’è sul pianeta azzurro”. Ecco, siamo quasi pronti per i last minutes sulla luna, che deve essere un qualcosa che manda in estasi ogni cellula del corpo, mille volte meglio di un orgasmo artificiale indotto con il metodo delle tabelline per chi ha il problema dell’ eiaculazione precoce. Si stanno aprendo degli scenari che mai e poi mai pensavamo avere a portata di mano. Chi dispone dell’ IPHONE oggi sa che può scaricare gratis una applicazione della NASA dove viene spiegato per filo e per segno quali saranno le regioni all’ ultimo grido per andare in vacanza nella prossima decade. Finalmente! Non forse riesco a passare gli anni della pensione su Venere! Mi compro un loft e mi porto dietro dei robot cibertronici che sanno giocare a scacchi così passo tutto il giorno a fare tornei e magari posso pure vincerli se imposto ai miei collaboratori un livello di gioco sotto il sei. Quando ho visto questa intervista oggi al nostro italiano astronauta mentre parlava con gli occhi letteralmente fuori dalle orbite, ho finalmente messo insieme quelle migliaia di episodi delle serie televisive prima citate e ho capito che il futuro è qui, ora, adesso. Presto ci ricompatteremo come un unico individuo e una unica razza senza divisioni conflitti e rivendicazioni. Pace e prosperità per dirla come uno dei protagonisti, il mitico vulcaniano Spock. Perchè chi conosce le serie come Star Trek sa che è in corso anche una l’implicita profezia da Primo contatto e del resto non ci vuole molta fantasia per capire che quando Jules Verne ai primi del novecento scriveva le sue storie di fantascienza scaraventando i suoi simili sulla luna con metodi artigianali lo faceva solo per intrattenere i suoi lettori con storie altamente improbabili. Che oggi però sono diventate realtà e sfido chiunque a non provare una sventagliata di brividi immaginando il giorno sempre più vicino in cui potrà prendere una navetta cosmica con un last minutes per vedere un tramonto da siderali abissi. Meraviglia delle meraviglie. Alla luce di questo sogno visionario ad occhi aperti come valutare allora una notizia bomba del tipo: http://www.deluxeblog.it/post/9849/il-primo-hotel-spaziale-apre-nel-2012 ?

Pilastri

pilastri

Scartabellando un pò qui e un pò la tra le cose interessanti della rete mi sono imbattuto grazie ad Aiace nel sito di Simona De Pascalis http://www.kira-muratova.com dedicato all’enfant terrible del cinema sovietico. Un saggio ha detto: non devi cercare di diventare uomo di successo ma uomo di valore. In questo caso donna! Alla Muratova dei clamori e del successo non gliene frega nulla, rientra a pieno titolo nella massima evangelica del chi sa fa, e chi non sa insegna. Ormai abbiamo capito che il cervello funziona con l’antimateria, se tu smetti di cercare una cosa o non la vuoi o non la cerchi quella ti piomba addosso senza tanti preamboli, mentre qualunque cosa cerchi insistentemente nell’ immediato ovviamente non si concretizzerà. La Muratova che ha creato film che nessuno conosce ma di una bellezza estrema non sembra fatta per il successo. Per lei è importante esprimersi, nelle pagine del sito curate dalla competente De Pascalis si trovano pezzi fantastici della sua opera, che è proprio il caso di leggere e custodire gelosamente. Come questo che ci fa pensare e stramazzare al suolo nella sua provocazione zen che ci annienta di fronte all’ imperscrutabile. Tutto quello che possiamo fare di fronte all’ inconoscibile delle forze cosmiche e della natura è ammirare stupefatti e stregati, perchè le risposte sembrerebbero al di fuori della nostra portata. Kira riprende Cechov:


Tuzenbach: «Non solo tra due o trecento anni, ma anche tra un milione di anni la vita sarà sempre la stessa; non cambierà, vi dico, e seguirà il suo cammino secondo leggi immutabili, che per noi sono e saranno sempre un mistero. Gli uccelli migratori come le gru, ad esempio, volano e volano. E qualsiasi pensiero frulli nelle loro teste, nobile o ignobile che sia, loro continueranno imperterriti a volare, senza sapere dove e perché. Volano e voleranno sempre, per quanto si infervorino i filosofi. Che pontifichino pure tutti quanti; loro, intanto, volano e volano…»

Maša: «Ma che senso ha tutto questo?»

Tuzenbach: «Il senso…Guardate, sta nevicando. Che senso ha?»

Ladri di citofoni

citofono

Oggi mi va di esaminare uno dei rompicapi della fisica quantistica più articolati e complessi. Un nuovo delirio sui buchi neri visto che vanno così tanto di moda anche presso le alte sfere? Oppure un paradosso sulla relatività? O ancora problem solving specifico sulle materie inorganiche costituenti Cassiopea? No, niente di tutto questo, il problema che la maestra detta a Pierino è il seguente: sei un libero professionista, fai il fabbro in una zona di periferia e lavori mediamente un paio di mesi l’anno perchè il resto del tempo non ti caga nessuno, che cosa fai per restare a galla nel gran mare magnum della cioccolata cosmica con il tuo commercialista? Semplice, quando sei preso dai crampi allo stomaco per sopravvivere ti ingegni, allora ti armi di un piede di porco e vai in giro a demolire le saracinesche dei negozi che hai intorno così la mattina dopo quelli ti chiamano perchè hanno bisogno di un fabbro e tu ritorni a fatturare quella cifra che almeno una volta nella vita ti consentirebbe di uscire con la Ruby. Scusate non mi sono presentato, sono sempre io, il più grande scrittore condominiale di tutti i tempi, recentemente ho vinto un premio letterario sull’ isola di Malta per un titolo che ha venduto qualcosa come duecentomila copie anche se non c’erano i cristiani, il mio agente che è un marpionazzo di Napoli mi ha spiegato dopo che un pò di copie sono state rifilate alle pecore che loro le utilizzano perchè ogni tanto brucano la carta per risparmiare sull’ alimentazione. Il titolo dell’ opera magna è: “
io non so chi sono, non so neanche dove cazzo mi trovo e non capisco perchè devo pagare il canone rai“, che è un opera di concezione nichilista alla Celine. In copertina il mio agente mi ha detto di non mettere il cavallone simbolo dell’ emittente di via verdi ma un paio di tette della Bellucci che come argomento catalizza di più. Detto, fatto. Il libro che ho scritto è in tema con l’argomento trattato, dentro ci ho pure inserito qualche poesia stupenda che farebbe rabbrividire i simbolisti francesi dal titolo: “e guardo un mare marroncino”.

Svolgimento:

Città soave, tu che ti adagi sul mare!

Prendo il pulman e osservo le onde rubizze su un orizonte azzurro,

me ne sto a contemplare dietro al finestrino le navi dei profughi che arrivano in Italia, poi alzo gli occhi al cielo che è così bello,

alla fine quando li riabbasso mi accorgo che mi hanno fottuto anche i lacci delle scarpe e mi tocca scendere dalla fermata in mutande

Praticamente la poesia l’ha scritta il mio agente che è un sentimentale partenopeo. Il succo è che oggi come oggi non sanno più che cosa rubare. Meno male che siamo italiani e la fantasia non manca, ieri sono rimasto traumatizzato dalla notizia sui furti di ottone nei cimiteri, oggi mi si sono sgranati gli occhi quando ho letto sulla stampa che si sono inventati il furto delle targhette di ottone o di rame nei palazzi bene del centro, tipo notai e avvocati. C’era la foto con i fili divelti di un angolo di muro che era stato usurpato. Far riparare quella roba a quelli del condominio costa un qualcosa tipo 800 euri! La motivazione? Perchè poi questo materiale pregiato verrà rivenduto dopo averlo fuso. Geniale. Come quello che va a fare una rapina in banca con il piede ingessato e si fa beccare perchè sopra al gesso ci ha scritto sopra magari anche Santanchè quanto sei rubiconda (è successo ormai la fantasia batte la realtà come la nuova zelanda contro l’italia di rugby). E meno male che non mi faccio le canne. Ispirato da questa nuova chicca giornalistica adesso durante la notte (di giorno ho trovato da lavorare ai semafori) sto scrivendo un nuovo saggio di successo da rivendere agli abitanti dell’ isola d’Elba dal titolo: “adesso so dove sto andando, lontano, come fece a suo tempo Emilio Salgari quando scrisse i tigrotti di Monpracem senza sapere una mazza sull’ Asia sudorientale“. Sottotitolo: “meglio in qualsiasi altro altrove che risvegliarsi ogni giorno in Italia con gli occhi sgranati dall’ assurdo?“. A meno che uno non faccia di lavoro il fabbro e non abbia un forno per fondere metalli, perchè allora ci sarebbe davvero da fare un bel gruzzoletto.